Aspettando Terre di Vite 2026: cinque serate, cinque territori, un viaggio tra vini e vignaioli

A Terre di Vite, il vino si fa parola, emozione, memoria. In un’atmosfera intima e raccolta, Sandro Sangiorgi – fondatore di Porthos, narratore sensibile e maestro del vino vissuto – ci accompagna in un viaggio unico, dove ogni calice diventa strumento di conoscenza, rivelazione e ascolto profondo.

Per il 2026 abbiamo deciso di non aspettare ottobre per incontrarci.

Così è nata una nuova edizione di Aspettando Terre di Vite, un percorso di degustazioni che da gennaio a maggio ha portato all’interno della scuola di cucina di ISCOM Formazione Modena alcuni dei vignaioli che saranno protagonisti della prossima edizione di Terre di Vite.

Cinque appuntamenti, cinque territori, decine di vini e un pubblico sempre numeroso, curioso e desideroso di ascoltare le storie raccontate direttamente da chi quei vini li produce.

Un format che unisce vino, cucina e racconto

Ogni appuntamento di Aspettando Terre di Vite è stato pensato come qualcosa di più di una degustazione.

Non una semplice sequenza di assaggi, ma una vera cena-degustazione costruita intorno ai vini e ai territori protagonisti della serata.

I partecipanti che hanno riempito ogni appuntamento hanno potuto vivere un’esperienza completa: i vini raccontati direttamente dai vignaioli, i piatti preparati e rifiniti davanti agli ospiti e un dialogo continuo tra cucina e calice.

Ad aprire ogni serata è stato Nilo Pacenza, di Foodish che ha accompagnato il pubblico alla scoperta del territorio protagonista, mentre Barbara Brandoli e Roberta, con il supporto di Costantino Martinelli, hanno trasformato la cucina di Modena con Gusto, laboratorio gastronomico di Iscom Formazione Emilia in un piccolo laboratorio gastronomico.

L’obiettivo era semplice: creare abbinamenti capaci di esaltare ogni singolo assaggio e permettere ai produttori di raccontare i propri vini in modo approfondito, proprio come accade a Terre di Vite, ma con una serata interamente dedicata a loro.


29 gennaio – Roero Mon Amour

Il viaggio è iniziato con il Piemonte e Antica Cascina Conti di Roero, storica azienda di Vezza d’Alba che da generazioni valorizza il territorio del Roero attraverso Arneis, Nebbiolo e le altre grandi espressioni della zona.

Ad aprire la serata è stata Cantina Martinelli, con il suo Historia Nostra, Metodo Classico Millesimato da uve Sorbara, servito in abbinamento a crescentine con mortadella e ciccioli.

A seguire, il percorso piemontese ha accompagnato gli ospiti attraverso una cena costruita intorno ai vini della cantina: Fassona piemontese, Tartrà, agnolotti e torta di nocciole.

La cena è stata un vero viaggio nella gastronomia piemontese. Ogni piatto è stato costruito per dialogare con i vini della cantina, creando un percorso coerente e ricco di sfumature. Dalla Fassona agli agnolotti fino alla torta di nocciole, il pubblico ha potuto scoprire sapori autentici della tradizione. Un’attenzione particolare l’ha suscitata la Tartrà, antico budino salato piemontese, che molti partecipanti hanno avuto occasione di assaggiare per la prima volta.


6 febbraio – Slovenia Into The Wild

A febbraio ci siamo spostati oltre confine per incontrare Kristalvin di Alan Kristančič, nel cuore della Brda slovena.

Una serata più tecnica rispetto alle altre, che ha permesso ai partecipanti di approfondire un territorio ancora poco conosciuto ma capace di esprimere vini di grande personalità.

Ad accogliere gli ospiti è stata Cantina Roncaglia con il Flaminio, Lambrusco Salamino di Santa Croce rifermentato in bottiglia, perfetto per accompagnare una selezione di salumi trentini.

La curiosità del pubblico è stata tale che molti partecipanti, al termine della serata, hanno scelto di acquistare direttamente alcune bottiglie dal produttore. Un segnale importante: il vino non era più soltanto un assaggio, ma diventava conoscenza, relazione e desiderio di approfondire.

26 marzo – Abruzzo On The Road

Con Cantina Nilo il percorso ha fatto tappa in Abruzzo.

Una serata caratterizzata dalla stessa energia che contraddistingue il gruppo di giovani che anima il progetto, capace di trasmettere entusiasmo e passione attraverso ogni vino raccontato.

Ad aprire l’incontro è stata Cantina Ventiventi, con il proprio Metodo Classico Rosé da Lambrusco di Sorbara, elegante e territoriale.

Il percorso gastronomico ha accompagnato i vini abruzzesi con piatti ispirati alla tradizione regionale, creando un dialogo continuo tra territorio e cucina. Una serata vivace, informale e partecipata, in perfetto stile Terre di Vite.

15 aprile – Romagna Nostra

Il quarto appuntamento ha avuto come protagonista Fondo San Giuseppe, una delle realtà più interessanti del panorama romagnolo contemporaneo.

Ad aprire la cena è stata Orchestra Wine con il Vivace 124, Sorbara rifermentato in bottiglia che ha accompagnato l’ingresso della serata con energia e freschezza.

Ma il vero protagonista della serata è stato anche il racconto.

Stefano Bariani si è rivelato ancora una volta uno straordinario divulgatore. Di quelle persone che si potrebbero ascoltare per ore mentre raccontano il vino, la vigna, le scelte produttive e il territorio.

I suoi vini hanno fatto il resto, offrendo un ritratto autentico della Romagna più agricola e meno stereotipata. Una serata che molti partecipanti ricordano ancora come una delle più coinvolgenti dell’intero ciclo.

14 maggio – 100% Bolle

La chiusura del percorso è stata affidata a Casa Caterina, protagonista di una serata andata sold out in pochissimo tempo.

Prima di entrare nel mondo della cantina franciacortina, gli ospiti hanno potuto conoscere Partitura 8 e il suo MCM1, Metodo Classico ottenuto da Lambrusco Grasparossa e Trebbiano Montanaro.

Poi spazio alle bollicine di Casa Caterina, raccontate direttamente dal produttore in una delle serate più attese dell’intera rassegna.

Accanto ai vini, grande successo hanno riscosso le preparazioni della cucina. In particolare le costine cotte a bassa temperatura preparate da Costantino Martinelli, che hanno conquistato il pubblico dimostrando come un abbinamento studiato con attenzione possa sorprendere anche gli appassionati più esperti.

Una chiusura perfetta per un percorso che ha saputo unire vino, cucina e racconto.

Un percorso che continua a ottobre

Questi cinque appuntamenti hanno rappresentato molto più di una semplice anteprima.

Sono stati occasioni di incontro, confronto e approfondimento, in cui il pubblico ha potuto conoscere da vicino i vignaioli, ascoltarne le storie e comprendere meglio il lavoro che si nasconde dietro ogni bottiglia.

Un percorso che ha anticipato lo spirito della prossima edizione di Terre di Vite e che ha confermato quanto il vino diventi ancora più interessante quando viene raccontato direttamente da chi lo produce.

Molti dei protagonisti di queste serate saranno presenti anche a Terre di Vite 2026, in programma il 24 e 25 ottobre a Villa Cavazza, pronti a incontrare nuovamente il pubblico in un contesto più ampio ma con lo stesso desiderio di condividere storie, territori e vini autentici.

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