Diciamocelo con sincerità, quando si parla di Lambrusco, soprattutto fuori dall’Emilia, si pensa al Grasparossa e al Sorbara, anche perché nel parco vini disponibili, trovare un Salamino degno di nota non è facile. Si potrebbe dedurre che questa varietà, nota per la sua grande capacità produttiva, sia inferiore alle altre due più blasonate. Errore! La verità è che nel Salamino nessuno si era ancora preso la briga di lavorare per scoprire come valorizzarlo.
Ci è riuscito Tommaso Tobia Zucchi, che con impegno e passione ha puntato proprio sul Salamino, convinto che dietro quell’immagine ci fosse un errore di fondo che andava risolto attraverso la ricerca e la sperimentazione.
La storia di Tommaso, appena diplomato all’Istituto Agrario di Finale Emilia, parte dalla piccola azienda di famiglia, poco più di 6 ettari tra vigneto e frutteto nel Comune di Cavezzo; col passare del tempo si specializza in viticoltura e amplia il parvo vigneti portandolo a 24 ettari, tra proprietà e affitto. Le varietà coltivate sono quelle tipiche della zona, dal Lambrusco Salamino al Lambrusco di Sorbara, dall’Ancellotta al Pignoletto, ma l’obiettivo principale di Tommaso è quello di valorizzare al massimo il Salamino.
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