Siamo sulle pendici del Monte Amiata, territorio che ho frequentato per molti anni sin da ragazzo, è una zona dove per fortuna c’è ancora un ecosistema che funziona: boschi, torrenti, vigneti, ulivi, diverse specie animali e molto altro.
Castell’Azzara è un ridente comune della provincia di Grosseto, situato a oltre 800 metri di altitudine, noto in passato per la presenza di importanti giacimenti minerari, dove veniva estratta soprattutto la cinabrite, un minerale di colore rossiccio costituito principalmente da solfuro di mercurio, oggi considerato tossico.L’azienda Dumatt, di recentissima costituzione (2022), nasce in questo territorio dalla passione per il vino di due amiche, Michela Rossi e Viviana Tomassetti, “dumatt” per l’appunto, che facevano tutt’altro lavoro.
Ma il vino si sa, può avere un potere attrattivo notevole, non solo per la bevanda ma per la terra da cui proviene, il lavoro in vigna, per quanto oneroso, diventa quasi uno scopo esistenziale, ti prende giorno dopo giorno, e più problemi incontri più sei stimolato a superarli. Il vantaggio per Michela e Viviana è quello di operare su soli 3,2 ettari vitati, una misura gestibile senza bisogno di personale esterno, al massimo nel periodo vendemmiale. Come avviene quasi sempre in Toscana, alla vite fanno compagnia una settantina di ulivi e una piccola parte di seminativo.
I mezzi economici sono limitati, pertanto, in assenza per ora di un trattore, tutta la lavorazione meccanica è affidata a un conto terzista; per la cantina si appoggiano all’amico Antonio Camillo, che tra l’altro è un ottimo produttore di vino a Manciano (GR); hanno a disposizione un angolo tutto loro dove a turno lavorano i loro vini, ma l’autonomia di Dumatt è un obiettivo del prossimo futuro, un passo alla volta ci arriveranno. Gli appezzamenti vitati sono due e in affitto, a 7 km uno dall’altro, quello con viti più giovani è affiancato dall’uliveto e Michela e Viviana lo utilizzano per produrre i vini bianchi, dall’altro ottengono il rosato, il rosso e un trebbiano macerato.
I due vigneti non sono a Castell’Azzara, ma nel comune di Pitigliano (una delle perle del grossetano), in un’area di origine vulcanica, dove domina il tufo, spesso affiorante, in altri casi coperto da sottili strati di argilla rossa.
Michela e Viviana lavorano in biologico e stanno meditando di introdurre anche la biodinamica, soprattutto sulla vigna giovane, già dal prossimo anno. La lor filosofia è chiara: massimo impegno per impattare il meno possibile sia in vigna che in cantina, dove le fermentazioni sono spontanee e l’aggiunta di solfiti è ridotta al minimo e solo prima dell’imbottigliamento, a volte neanche in quella fase.
Le vigne erano già in condizione di produrre uva da vino, pertanto la prima annata risale proprio al 2022.
Nei prossimi giorni vi racconteremo i cinque vini prodotti: Trebbiano Linsicuro 2024, Trebbiano Ursula 2022, Vermentino Uau 2024, Rosato Pink is the new Red 2024 e il Sangiovese Karmine 2024.
Roberto Giuliani https://www.lavinium.it/portfolio/dumatt/


